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27 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 15:58
I risultati comunicati dalla perita nominata dalla gip di Pavia, Daniela Garlaschelli, sul Dna rilevato sulle unghie di Chiara Poggi non spostano nulla di quanto già noto dal processo d’appello bis che portò alla condanna di Alberto Stasi. È la convinzione dei consulenti della famiglia Poggi. Un risultato, quando è “in condizioni di criticità e non è consolidato” – perché il perito Francesco De Stefano nell’appello bis a carico di Alberto Stasi “lo ha ripetuto e non ha avuto lo stesso esito” – non è un “dato scientifico attendibile”. Se nel 2014 quel materiale genetico, trovato sulle unghie di Chiara, dopo le analisi fu dichiarato “non consolidato” e non comparabile, quei dati documentali parziali non possono essere usati per una valutazione biostatistica, come fatto dalla perita nell’incidente probatorio, perché non hanno validità “scientifica” e sono “nulli”. I genitori e il fratello di Chiara, assistiti dai legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, con i consulenti Marzio Capra e Dario Redaelli, quindi respingono l’ipotesi di un’attribuzione che comunque la perita, Denise Albani, non ha minimamente effettuato











