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Momenti di tensione al processo per l’omicidio di Marzia Capezzuti: la testimone chiave ha dettagliato una narrazione su vittima e imputata

“Sono la figlia. Ho tutto il diritto di chiamarla assassina”. Sono le parole di Anna Maria Vacchiano, figlia di Barbara Vacchiano, una dei due imputati adulti nel processo per l’omicidio di Marzia Capezzuti, avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 marzo 2022, alla vigilia del compleanno della vittima. L’altro imputato adulto è Damiano Noschese, compagno di Barbara Vacchiano, mentre un figlio della coppia, minorenne all’epoca dei fatti, è stato già condannato a 10 anni di reclusione.

Diversa la posizione di Anna Maria Vacchiano - un altro fratello maggiorenne era stato indagato ma poi archiviato - perché secondo il giudice che ha firmato per la coppia e il figlio minore l’ordinanza di custodia cautelare, “Anna era l’unica dei Vacchiano ad aver mostrato un rigurgito di coscienza, ad aver conservato un residuo d’umana pietà”. La giovane ha testimoniato dietro a un paravento, in modo che potesse sfuggire allo sguardo della madre, che alla sbarra ha risposto: “Non so perché ce l’ha tanto con me. Non ho fatto mai del male a Marzia”.