«Quando la sera piega alla malinconia/salgo sulla mia vecchia Mini/che ha scavalcato il muro dei duecentomila/e mi dirigo alla volta della dolce città/dove si rifugiava talora/il gran poeta triestino Umberto Saba».
Basta l'incipit di questa poesia contenuta in "Bassa marea. Versi in lingua e dialetto" (Marsilio, 2006), per comprendere come la Mini Minor bianca di Gian Antonio Cibotto sia molto più di una semplice automobile. È una pagina di storia della letteratura italiana, che ha accompagnato lo scrittore, giornalista, critico teatrale nei suoi viaggi creativi e geografici. È un simbolo della memoria legato a lui e alle sue opere, come l'immancabile sigaro sulle labbra, la cagnolina Fosca, la bicicletta Graziella con cui sfrecciava in tarda età per le strade di Rovigo.
In occasione del centenario della nascita di Cibotto (8 maggio 1925), la Mini è stata ritrovata e salvata dalla demolizione. Sarà un pezzo forte della mostra "Gian Antonio Cibotto. Il gusto del racconto", organizzata dalla Fondazione Cariparo, che aprirà il 5 dicembre a Palazzo Roncale a Rovigo. Il "salvatore" dell'auto è stato Luciano Zerbinati, ingegnere, ex presidente dell'Istituto regionale ville venete, collezionista d'arte, proprietario di Villa Morosini a Polesella (Rovigo), intellettuale a tutto tondo, amico di Toni e sodale in progetti culturali comuni.






