Diventa pubblico il fondo sabiano appartenuto a Quarantotti Gambini e a sua volta donato al collezionista d'arte e bibliofilo Manlio Malabotta: l'Istituto regionale per la Cultura istriano fiumano dalmata, importante realtà della memoria culturale triestina, lo ha acquisito dalla libreria antiquaria Drogheria 28 di Simone Volpato di Trieste.
Proprio la Drogheria 28 per sancire e celebrare il passaggio di mano ha pubblicato un catalogo, "Il cestino di Saba", con una prefazione di Diego Marani.
Il Fondo intitolato allo scrittore Pier Antonio Quarantotti Gambini - che l'Irci ha acquistato per celebrare i 60 anni della sua morte - vanta una "chicca" di pregio: 18 poesie di Umberto Saba, scritte tra il 1928 e il 1945, tutte accuratamente schedate; non poesie qualunque ma quei versi che il poeta cestinò ma che hanno tuttavia uno spessore poetico notevole.
La storia è interessante e divertente. Il 22 gennaio 1965 Quarantotti Gambini pubblicò sul Corriere della Sera un articolo dal titolo "Il cestino di Saba" in cui raccontava che il poeta - di cui era allievo - se non era contento dei versi che scriveva, li gettava nel cestino.
Quarantotti Gambini - che sarebbe morto di lì a poco, il 22 aprile 1965 - davanti al cestino che si riempiva di versi, spesso molto belli, come quelli per la squadra di calcio della Triestina, cominciò a recuperarli; conservò 18 poesie, che oggi sono una testimonianza importante del laboratorio poetico sabiano. Saba, probabilmente compiaciuto, fece finta di non accorgersene, e le poesie finirono nel Fondo.






