Nel corso degli ultimi due anni, l’avvento dell’IA generativa ha cambiato il modo in cui milioni di persone, professionisti e non, si approcciano alla programmazione. I modelli LLM alla base di ChatGPT, Claude, o Google Gemini si sono dimostrati particolarmente efficaci nel trasformare una richiesta in linguaggio naturale in codice, creando da zero applicazioni complesse o siti web. Questa capacità dei modelli ha spinto le aziende che li sviluppano a creare versioni dedicate espressamente ai programmatori, come Claude Code o GPT Codex, che i più esperti possono utilizzare anche da una linea di comando o integrare nei propri editor preferiti, come ad esempio Visual Studio.L’origine del nome
La pratica di utilizzare l’IA generativa per la programmazione è talmente diffusa da essersi guadagnata anche un nome: vibe coding. Coniato da Andrej Karpathy, ingegnere informatico con un passato in Tesla e co-fondatore di OpenAI, il termine è già finito nel dizionario: il Collins l’ha eletto sostantivo dell’anno. La traduzione letterale in italiano è “programmare a vibrazioni”, ma a noi piace di più “programmare a sensazione”. Invece di conoscere linguaggi e strutture di programmazione nel dettaglio, grazie al vibe coding lo sviluppatore può semplicemente parlare con il modello e descrivere l’applicazione da realizzare, i bug da risolvere, le funzioni da implementare.







