Piace sempre di più il gusto italiano custodito in quel forziere di prodotti Dop, Igp e Stg che continuano a dimostrarsi beni letteralmente preziosi. A dirlo è uno snocciolare di dati e cifre presentati nell'ultimo rapporto Rapporto Ismea-Qualivita 2025 che indicano in concreto questa bella, anzi buona realtà che andrebbe tutelata e incentivata di continuo. Non a caso le sigle citate significano "Di origine protetta", "Indicazione geografica protetta" e "Specialità tradizionale protetta". E in questa "protezione" va ricercato tutto il valore economico e produttivi dei settori agroalimentare, vitivinicolo e, per la prima volta, delle bevande spiritose, al centro del rapporto.

I numeri

Anche se freddi, rispetto al racconto vivo e vissuto della nostra tavola, i numeri servono a concretizzarlo. Insieme alle relazioni istituzionali, come quella del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida che ha sottolineato la "forza e l’unicità del nostro sistema agroalimentare" in cui le "Indicazioni Geografiche garantiscono una protezione del saper fare", e gli interventi dei rappresentanti degli organismi di settore. Un settore che raggiunge 20,7 miliardi di euro di valore alla produzione nel 2024 (+3,5% su base annua), registrando una crescita del +25% rispetto al 2020 e contribuendo per il 19% al fatturato complessivo dell’agroalimentare nazionale. Altra buona notizia: per il quarto anno consecutivo l’aumento del comparto del cibo con un +7,7% supera i 9,6 miliardi €, mentre il vino imbottigliato si conferma stabile a 11,0 miliardi.