I suoi Béton Littéraire sono arredi-scultura che fondono libri e cemento, una sorta di celebrazione della cultura letteraria. Aline Asmar d’Amman, libanese di origine, ma francese d’adozione, founder dello studio parigino Culture in Architecture è certamente una delle voci più originali e trasversali nel panorama dell’architettura e del design internazionale. Quello dei Béton è un lavoro quasi ascetico, meditativo: «Taglio i libri, scelgo le frasi, le compongo come fondamenta perché possano avere un significato profondo», mi racconta quando la incontro a Milano nel giardino della galleria di Rossana Orlandi che li espone. Le venature della pietra e le pagine stampate si intrecciano delicatamente, dando vita a un materiale espressivo, scolpito con maestria nei laboratori Morseletto di Vicenza. Risultato finale: un manifesto poetico sull’importanza del sapere e della memoria. «Da sempre percepisco la cultura come una via verso la salvezza, un atto di resistenza contro le avversità», dice. «Quando da piccola, nel mio Paese, c’era la guerra, leggere era l’unica forma di escapismo, insieme al culto del bello: ricordo che quando taceva il suono delle bombe, la mamma ci faceva vestire elegantemente, apparecchiava la tavola con grande cura. Era il nostro modo libanese di sopravvivere alle difficoltà, celebrando la vita». Aline ha studiato Architettura all’Accademia delle Belle Arti di Beirut, il suo progetto di tesi fu premiato come il migliore dell’anno dal ministro della Cultura. «Ne ero orgogliosa, ma capii subito che il mio Paese mi andava stretto. Chi nasce in Libano, troppo spesso lacerato dai conflitti, vive la cultura dell’esilio. Ma come dice Amin Maalouf, scrittore libanese che, come me, ha scelto Parigi come sua seconda patria, le nostre origini – non tanto le radici perché sarebbero troppo difficili da estirpare – ce le portiamo ovunque, viaggiano con noi e costruiscono ciò che veramente siamo». La scelta della Francia come approdo è stata naturale: Aline aveva studiato fin dalle elementari in una scuola francese. «Nonostante parte della mia famiglia fosse negli Stati Uniti, mi piaceva l’idea di rimanere in un Paese mediterraneo: le nostre culture, quella greco-romana e quella fenicia sono vicine, a volte simili».