Bruxelles sforna ogni giorno decine di statistiche e indici sull’andamento economico dei Paesi membri. In Italia, al solito, arrivano amplificati soprattutto i rilievi critici o i dati più negativi secondo quella logica permanente di sensazionalismo autolesionistico che da tempo ormai ci caratterizza. Più difficile che venga data risonanza agli apprezzamenti o ai numeri positivi, che peraltro non mancano. Un caso clamoroso in questo senso riguarda la cosiddetta Macroeconomic Imbalance Procedure (Mip), uno dei perni del cosiddetto Semestre europeo.

Di che si tratta? La Commissione europea cerca di individuare attraverso una griglia apposita di statistiche i punti deboli delle economie dei vari Paesi, per poi formulare delle raccomandazioni appropriate per correggerli. In particolare, l’Europa ha identificato tredici indici fondamentali di squilibrio macroeconomico (il cosiddetto Mip Scoreboard), relativi a vari aspetti dell’economia come i rapporti con l’estero, la competitività, l’indebitamento pubblico e privato, l’occupazione, il costo degli immobili, ecc. Ebbene, anche se quasi nessuno in Italia lo sa, il nostro Paese è, assieme con Malta, quello che nella Ue-27 rispetta il maggior numero di tali indici, ben 12, mentre economie ritenute “modello” per crescita, competitività, disciplina delle finanze pubbliche, come la Germania o i cosiddetti “Paesi frugali” (Olanda, Danimarca, Svezia, Austria), ne rispettano molti di meno.