Prosciutto nel dessert? Non arricciate il naso, non pensate a stranezze. Ci può stare. Ma a patto che si mettano insieme due realtà fuoriclasse come i Capitaneo e Carpegna. Lo ha dimostrato una cena ad hoc a Milano da Verso, due stelle che guardano la Madonnina, dedicata a uno dei più apprezzabili e pregiati prodotti made in Italy di cui ha illustrato bene la versatilità e l’eccellenza. Tutelato da un consorzio giovane (nato solo dieci anni fa), ha ottenuto la Dop nel 1996. Ma il Carpegna Dop ha una storia lunghissima, che fa viaggiare nei secoli e in un territorio da sempre baciato da condizioni geoclimatiche e culturali privilegiate. “È stato la palestra naturale di Marco Pantani”, ha ricordato il vicepresidente del Consorzio Marco Pulici, “che andava su e giù dalle colline, si cronometrava e infine si rifocillava con un bel panino al Prosciutto di Carpegna Dop”.
Il Montefeltro, regione che tutti conoscono almeno per la fama del ritratto di Federico, duca di Urbino, dipinto da Piero della Francesca, non è solo la culla del Rinascimento, ma una zona in cui si incontrano rilievi e valli, brezza marina, fiumi e rocce, così fortunata da aver favorito nei secoli coltivazioni, allevamenti e sapienze relative al trattamento dei prodotti. Uno di questi è appunto il prosciutto crudo di Carpegna, che inizia a far parlare di sé già nel quindicesimo secolo. È almeno al 1400, infatti, che risale la consapevolezza del processo per la preparazione di quello che oggi è il Prosciutto di Carpegna Dop.






