Non è "assolutamente vero che introdurre il concetto di consenso libero ed attuale" nel reato di violenza sessuale "costituisca un'inversione dell'onere della prova", anche "perché dovrà essere il pubblico ministero, non la donna, che si limiterà a fare una denuncia, che viene fatta sempre sotto assunzione di responsabilità, a dimostrare che quel rapporto è avvenuto senza un libero consenso".
Lo spiega all'ANSA il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, magistrato da decenni impegnato nel contrasto alla violenza di genere.
Il tema dell'inversione dell'onere della prova, del cui "rischio" ha parlato la ministra Eugenia Roccella, secondo Roia, "è una suggestione, un profondo sbaglio giuridico-processuale e probabilmente, ma questo non sta a me dirlo, può essere una scusa per non approvare una legge di civiltà".













