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Ultimo aggiornamento: 11:14
Visti in anteprima. E se si tratta di “propaganda per la questione palestinese”, ben venga. Perché non si può più vivere con la testa schiacciata per terra da generazione.
Alberi di olivi in fiamme, un colono israeliano di un kibbutz ammazza a freddo per ripicca un ragazzo palestinese che cercava solo di difendere il suo pezzetto di terra. L’unica cosa che gli era rimasta dopo che la sua casa era stata rasa al suolo. Comincia così The Teacher, un docufilm girato nel 2022 (dunque prima degli attacchi di Hamas del 7 ottobre del 2023 con uccisione di 1200 civili e militari israeliani e rapimento di 250 di questi) ma solo adesso sono stati trovati i soldi per la distribuzione.
Perché la questione palestinese è diventato un tritacarne mediatico. Dal genocidio alla “pace” di facciata, i palestinesi la chiamano invece la nuova fase della cancellazione del loro popolo, della loro storia. I bombardamenti sono solo diminuiti, ma la fame c’è ancora, si vive in condizioni impossibili, il sistema sanitario, come quello educativo, come tutto il resto, è distrutto. Si vive in mezzo alle macerie, in tende inadeguate che in questi giorni di pioggia sono pure allagate. I camion che dovevano entrare, 600 al giorno secondo l’accordo, sono all’incirca 150. Lo denuncia l’Associazione Music for Peace alla qualle sono state negate perfino le felpe per i più piccoli. I bambini cercano nella spazzatura qualcosa da mangiare, si cucina bruciando plastica, si beve acqua contaminata, si vive nel freddo, nel fango e nel rifluire dei liquami dalle fogne. Lo scrive Simone Sironi, laurea in Filosofia, ma lavora come cuoco, attivista per la Palestina.






