DOGLIANI. Tra le colline di Dogliani, dove il profumo del mosto si intreccia ai suoni della natura e alla musica dell’anima del grande compositore Ludovico Einaudi, la storia della famiglia si rinnova ogni giorno. Nella stessa terra dove Luigi Einaudi, economista e futuro presidente della Repubblica, cominciò a imbottigliare Dolcetto alla fine dell’Ottocento, oggi il bisnipote Matteo Sardagna Einaudi guida una delle cantine più rappresentative delle Langhe.

L’EVENTO

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Oltre cento anni di storia

Il vino è la radice di una genealogia complessa e affascinante, dove convivono la vigna e la scienza, l’editoria e la musica. “Il vino è la prima cosa che fece Luigi nel 1897, iniziando con il Dolcetto. Fu forse il primo a imbottigliarlo”, racconta Matteo. Da allora i Poderi Luigi Einaudi sono rimasti il cuore agricolo della famiglia. Oggi la tenuta si estende per 60 ettari vitati, di cui quasi 14 dedicati al Barolo, e dal 2016 vive una nuova stagione sotto la guida di Matteo, affiancato dal suo uomo di fiducia e ad, il “maestro di vite” croato Zvonimir Jurkovic, per tutti “Zvone”. Reduce dalla guerra nell’ex Jugoslavia, Zvone ha trovato in Piemonte una nuova vita. Da trent’anni con la famiglia Einaudi, è cresciuto tra vigna e cantina fino a condividere con Matteo la visione di un vino capace di raccontare la purezza del territorio. Insieme hanno costruito una nuova cantina, ampliato i vigneti nelle aree più vocate — Monvigliero, Bussia, Villero, Ravera — e rinnovato lo stile, puntando su Baroli di grande eleganza e longevità.