In parlamento si discute ancora sull’ipotesi di aumentare l’aliquota da cedolare secca per gli affitti breve su tutti gli immobili al 26%. Lega e Forza Italia propongono di mantenere lo status quo, ovvero pagare il 26% solo a partire dal secondo immobile. Intanto si iniziano a fare i primi conti su quanto inciderebbe l’aggravio sul rendimento di un immobile. L’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi (Aigab) ha provato a fare due conti.
Va detto che nelle principali città italiane il ricorso all’affitto breve non riguarda tutti gli immobili.Come sottolinea Marco Celani, presidente di Aigab -«Per esempio a Milano gli affitti brevi si concentrano nelle prime due cerchie dei bastioni ed è molto legato al segmento business. A Roma il mercato è più turistico, le tariffe sono più alte e la stagionalità meno marcata di Milano con tasso di occupazione medio più alto con una domanda concentrata nel municipio 1 e 2 (Monti, Trastevere). A Firenze il mercato è concentrato nel centro storico e poco oltre, popolato quasi esclusivamente da turisti di lungo raggio in particolare americani. E’ un mercato molto stagionale, inizia a marzo e finisce a settembre con tariffe elevate. Infine, a Napoli il mercato si è sviluppato negli ultimi anni ed è popolato soprattutto da turisti americani ed europei.Questo ha portato grande impulso al rinnovamento di case che erano abbandonate o dalle quali gli abitanti si sono spostate in abitazioni di nuova costruzione mettendole a reddito».






