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Ultimo aggiornamento: 7:55

Il recente annuncio di Abu Dhabi di investire un miliardo di dollari nello sviluppo di infrastrutture di intelligenza artificiale in Africa non è un episodio isolato, ma segna una svolta strategica per la trasformazione digitale continentale, ultima tappa di una lunga strategia di penetrazione economica ed energetica del Golfo nel continente.

L’iniziativa “AI for Development”, presentata al G20 di Johannesburg – dove gli Emirati sono stati invitati alla riunione come ospiti dal presidente sudafricano Cyril Ramaphosa – promette di estendere capacità di calcolo, data center e applicazioni IA in settori come sanità, educazione e adattamento climatico, affiancandosi a progetti già esistenti nel campo dell’energia e delle grandi infrastrutture.

Dietro la retorica dello sviluppo inclusivo, la domanda è: chi controllerà domani i “rubinetti” dell’energia e i “cervelli” digitali africani? Per Abu Dhabi, la strategia ha una logica economica piuttosto semplice. L’Africa è il continente dove la popolazione cresce più velocemente al mondo, le città si espandono a ritmi vertiginosi e la domanda di energia è enorme ma largamente insoddisfatta: più di 600 milioni di africani ancora oggi non hanno accesso regolare alla corrente elettrica. Gli investimenti dichiarati si concentrano sulle infrastrutture di intelligenza artificiale, ma per loro natura richiedono necessariamente nuova capacità energetica (incluse le rinnovabili) e il potenziamento delle reti elettriche. Questo serve a permettere ai paesi africani di reggere il carico digitale e colmare il deficit energetico complessivo. Da un lato le infrastrutture di intelligenza artificiale, dall’altro le fonti di energia necessarie per alimentarle.