Un quadro «stabile», come lo è l’85% degli outlook assegnati alle società analizzate, ma al tempo stesso da monitorare sempre con estrema attenzione, anche alla luce dei fenomeni che stanno ridisegnando il tessuto industriale dell’intera Europa. Le aziende italiane passano l’esame di S&P Global Ratings in un 2025 che ha visto prevalere le promozioni fra le decisioni effettuate dall’agenzia: ben dieci nel corso degli ultimi undici mesi rispetto a soli due declassamenti, anche per un riflesso del miglioramento del rating sovrano avvenuto lo scorso aprile. E possono quindi guardare con fiducia all’anno che si affaccia, pur senza sottovalutare le sfide che ancora le attendono.

Le incertezze

Se il 2025 è stato infatti in gran parte caratterizzato dall’incertezza legata all’applicazione dei dazi all’importazione ad opera degli Stati Uniti - un fenomeno che ha «impattato in negativo sulla crescita economica, ma anche sul livello degli investimenti» - il futuro si apre secondo S&P con la questione della rilocalizzazione della produzione che molte aziende stanno effettuando verso aree più competitive, in particolare gli Stati Uniti. «Il fenomeno non è certo nuovo – spiega Renato Panichi, Managing Director Corporate Ratings di S&P Global Ratings – ma ha subito un’accelerazione per una serie di aspetti, quali la ricerca di maggiore sicurezza negli approvvigionamenti, la presenza di costi energetici più bassi fuori dall’Europa, la necessità di produrre più vicino alle aree dove i prodotti vengono consumati e naturalmente anche la spinta esercitata dalle nuove politiche commerciali».