Dal 29 settembre, quando è stata costretta dall’ex compagno ad abbandonare la casa, ha iniziato a fare ogni giorno avanti e indietro da Milano pur di accompagnare il figlio di 6 anni a scuola a Novara. Perché qui si sta ricostruendo una vita dopo anni duri. «Ho chiesto aiuto al Centro antiviolenza - racconta Sara (il nome di fantasia che si è scelto) quando la situazione con il padre di mio figlio è degenerata a causa di violenze e della sua dipendenza dalla droga. L’ho denunciato per maltrattamenti e ho avuto l’affido esclusivo di mio figlio. Oggi sono seguita dal Centro pari opportunità della Provincia». E racconta gli anni difficili, molti dei suoi trenta: «Nel 2021 sono stata accolta in una struttura protetta nel Milanese, poi a dicembre 2022 sono stata spostata nel Novarese. Fino all’agosto di due anni fa, quando sono andata ad abitare con il nuovo compagno conosciuto nel frattempo». Questa storia è finita con il trambusto di un ufficiale giudiziario, l’immancabile fabbro pronto a fare il suo mestiere e la riconsegna delle chiavi. Le assistenti sociali avevano suggerito a Sara di tornare in Lombardia dove oggi è ospitata dalla madre. «Ma - dice - hanno capito la situazione e anche nella relazione al giudice hanno scritto che faccio di tutto per non far soffrire mio figlio. Ho chiesto una casa attraverso le procedure dell’emergenza abitativa. Sono in graduatoria, aspetto. E’ quello che chiedo per ridare il sorriso anche al mio bimbo che continua a frequentare la prima Elementare ed è contento». Anche se è diventato un piccolo pendolare che con la sua mamma si infila nella metropolitana alle 7 del mattino, arriva alla stazione di Rho Fiera alle 7,29 per sbarcare a Novara alle 7,54. Poi di corsa sull’autobus diretto a scuola per arrivare quasi sempre in orario per il suono della campanella alle 8,25. Al ritorno la pellicola si riavvolge alla stessa velocità. Cambiano soltanto gli orari: alle 16,41 la partenza in autobus dalle Elementari, alle 17,05 il treno per Milano che quaranta minuti più tardi ferma a Rho Fiera. E poi la metropolitana, per fortuna con poche fermate. Sara impiega la mattinata per costruirsi la nuova vita, tassello dopo tassello: «Fino a dicembre sto seguendo un corso professionale organizzato da Confcommercio che mi occupa tutta la mattinata. Poi vado al centro commerciale o in biblioteca, per tirare l’orario di uscita dalla scuola e andare a riprendere mio figlio. Un sacrificio che affronto». Per ora va avanti con 600 euro dell’assegno di inclusione e altri 200 dell’Inps. Questo mese, per la prima volta, le sono arrivati i 250 euro del mensile del padre del bimbo: «Finora erano arrivati soltanto 40 euro all’inizio del 2023. Anche per questo lo avevo denunciato». L’onda lunga della violenza economica spesso è difficile da fermare.