La spallata non c’è, il vento non è cambiato, la “remuntada” è rinviata a data da destinarsi, tutto resta esattamente come prima: la destra governa, la sinistra sta all’opposizione. Il destino dell’Italia non dipende né dalla Campania né dalla Puglia né dal Veneto, le elezioni regionali sono sempre una storia a parte, non fanno trend finché non diventano grandi numeri e se proprio volessimo pesarli, non sono favorevoli al “campo largo”.

Che la sinistra continui a dominare a Bari e Napoli, con tutto il rispetto, non avrà alcun impatto sul nostro destino, sulla “longue durée”, la lunga durata della storia. Sono altre le cose che mi preoccupano, prima tra tutte la soluzione della guerra in Ucraina, che è un potente elemento di destabilizzazione del sistema internazionale e nel giro di tre anni ha cambiato la nostra esistenza, provocando uno shock che ha ridisegnato le rotte energetiche (e i costi per le famiglie e l’industria), aperto una breccia nella difesa del fianco orientale dell’Europa e rimesso la Russia al centro del Grande Gioco; provo più interesse per il fenomeno di deglobalizzazione e regionalizzazione del commercio mondiale, una sfida per la nostra manifattura, ricordo sommessamente che l’Italia è un paese trasformatore-esportatore; e se proprio devo pensare al piano interno, trovo che sia molto più importante la riforma della giustizia con il referendum della primavera del 2026, e la prossima legge di bilancio che chiuderà la legislatura e condurrà alle elezioni politiche.