Senza chiedere il permesso ci fanno apparire “migliori”. Una percezione straniante di noi stessi. Questa è una storia (reale) che sembra fantascienza

di Viola Di Grado

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Ammettiamolo: non ci disturba affatto avere una funzionalità sul cellulare che leviga l’incarnato, facendoci apparire più giovani e luminosi, tanto che chiudiamo un occhio sull’artificiosità della luce marmorea che produce sui nostri volti. In fondo i social, come i romanzi, si basano su un patto narrativo: l’osservatore, come il lettore, è consapevole dell’artificio, e accettandolo partecipa al gioco senza sentirsi tradito. Ma che succede se non c’è consapevolezza, né consenso? Se i filtri di bellezza vengono applicati a nostra insaputa?

Negli ultimi mesi, YouTube sta facendo un esperimento un po’ sinistro e non molto fruttuoso. Se ne sono accorti alcuni utenti tra cui Rick Beato, un creator che parla di musica a milioni di persone: il suo volto, nei video postati, aveva qualcosa di orrorifico. Era fuori posto, levigato in alcuni punti e marcato in altri. "I miei capelli mi parevano diversi, e più mi guardavo più mi sembrava di avere il viso truccato". La stranezza era visibile ma non ovvia, tanto che per un po’ si era chiesto se non se la stesse immaginando. Proprio questo, direbbe Freud, era perturbante: il limbo tra la familiarità e qualcos’altro che non si riesce a identificare.