Roma, 24 nov. (askanews) – L’astensione alle urne continua a crescere, l’ultima tornata di elezioni regionali in Veneto, Campania e Puglia registra un ulteriore record, più di un elettore su due decide di restare a casa. La tendenza non si arresta e solleva gli interrogativi di chi si candida a rappresentare. Nel caso di questa ultima tornata elettorale la partecipazione potrebbe essere stata scoraggiata dalle previsioni di vittoria dei candidati in vantaggio.
La “partita” infatti sembrava già chiusa sia per il candidato leghista Stefani (erede dell’amatissimo Luca Zaia), sia per Antonio Decaro, il campione di preferenze pugliese figlio della “primavera pugliese” che da un ventennio assicura al centrosinistra il governo della regione. Esito scontato fin dall’inizio anche per la Campania dove Roberto Fico ottenendo il sostegno di Vincenzo De Luca aveva la strada spianata.
Non a caso Decaro aveva battuto su questo aspetto nella sua campagna elettorale: “Si vince con i voti, non con i sondaggi”, ha sostenuto l’eurodeputato Pd, provando a risvegliare quell’elettorato più pigro e che dava l’esito per scontato.
La tendenza al non voto però era stata evidente anche in altre prove elettorali. Nei mesi scorsi infatti si è votato nelle Marche, in Toscana, in Calabria e in Val D’Aosta. Anche allora l’affluenza era calata di quasi il 10 per cento non arrivando alla soglia psicologica del 50% sia in Toscana (47,4%) che in Calabria (43,15) e sfiorandola nelle Marche dove a settembre gli elettori alle urne per confermare il candidato di Fdi, Acquaroli sono stati proprio il 50 per cento degli elettori.












