E ora che dirà il mondo della sinistra, quella politica e quella dei salottini intellettuali, compresi quelli italiani? Il caso Epstein, utilizzato per mesi come una clava nel tentativo di infangare il presidente americano Donald Trump, rischia di trasformarsi in una slavina per uno dei personaggi più in vista del mondo progressista, punto di riferimento irrinunciabile da diversi decenni al di là e al di qua dell'Atlantico: Noam Chomsky

Anche il celebre filosofo e linguista era caduto, infatti, nella rete del finanziere e pedofilo Jeffrey Epstein, con cui il 96enne ha avuto contatti più intensi di quanto finora sostenuto. Chomsky definì "una esperienza di grande valore" l'aver tenuto "contatti regolari" con il magnate morto suicida in carcere nel 2019, mentre era ancora sotto processo per aver avuto rapporti sessuali con decine di ragazze giovanissime, costrette a prostituirsi con il suo giro di ricchissimi e potentissimi amici (il più celebre, caduto in disgrazi, è l'ormai ex principe d'Inghilterra Andrea). Tutto questo si legge nei nuovi documenti pubblicati nei giorni scorsi dal Congresso degli Stati Uniti.

Il linguista oggi vive in Brasile dove lo ha trasportato la moglie Valeria Wasserman dopo aver subito un ictus nel 2023. I documenti rivelano che Epstein e Chomsky erano abbastanza in confidenza per parlare di musica e discutere di potenziali vacanze insieme. Tra i documenti una lettera di sostegno non datata a Epstein attribuita allo stesso Chomsky, con l'intestazione "To whom it may concern" (A chi di competenza"). La lettera contiene una firma dattiloscritta a nome di Chomsky e fa riferimento al suo ruolo di 'laureate professor' presso l'Università dell'Arizona, incarico iniziato nel 2017, nove anni dopo che il finanziere si era dichiarato colpevole in Florida di adescamento alla prostituzione con una minorenne reato per cui aveva poi scontato una condanna di 13 mesi.