La catena inedita delle sette promozioni arrivate quest’anno dalle agenzie di rating ha cadenzato un anno ricco di record per i BTp italiani. Quelli più sostanziosi sono stati guadagnati sui mercati, che hanno portato i titoli di Stato italiani in netta controtendenza rispetto al resto dell’Eurozona.

La “promozione” dei mercati

Nel confronto con i livelli raggiunti a fine 2024, il BTp decennale è infatti l’unico a mostrare una discesa del rendimento, passato dal 3,52% dell’ultima seduta dello scorso anno al 3,46% della chiusura di venerdì. La flessione è lieve, certo; ma si confronta con le dinamiche opposte vissute in tutti gli altri Paesi. A partire dal Bund tedesco, che l’altroieri si è attestato al 2,7% viaggiando 34 punti base sopra i livelli di fine 2024. La stessa metrica indica un aumento di 28 punti base per i decennali francesi e irlandesi, in Portogallo la crescita è di 20 punti mentre si attesta a 15 punti in Spagna e anche la Grecia, nel ruolo nuovo ma ormai piuttosto consolidato di altro “virtuoso” mediterraneo, ha visto crescere di 10 punti base i rendimenti nel corso di quest’anno.

Perché scende lo spread

Questa evoluzione si riflette ovviamente nel quadro degli spread. Qui le performance realizzate nel corso del 2025 sono tutte connotate dal segno meno perché la Germania ha guidato la corsa dei rendimenti, dopo la decisione del governo Merz di disattivare il freno al debito per finanziare il maxiprogramma ultradecennale di investimenti nella difesa e nelle infrastrutture. Rispetto al benchmark di Berlino, lo spread italiano si è ridotto di 40 punti, mentre la forbice si è chiusa di quasi 24 punti in Grecia, di 19 in Spagna e solo di 6 nella Francia in affanno per la lunga crisi politica fiorita intorno ai tentativi, fin qui vani, di rimettere sotto controllo il deficit.