A guardare i rendimenti dei titoli di Stato italiani, si direbbe che il 2025 sia passato come se nulla fosse successo. A fine 2024 i BTp decennali pagavano un tasso d’interesse del 3,52%, mentre a fine 2025 (il 30 dicembre scorso) offrivano il 3,51%. Praticamente non si sono mossi. Ma quell’immobilità, a guardarla bene, vale oro: perché l’Italia è stata l’unica eccezione nell’Eurozona. Nel 2025 i rendimenti decennali di tutti i Paesi europei sono infatti saliti. I Bund tedeschi rendevano il 2,36% a fine 2024, e a fine 2025 pagavano il 2,85%: un balzo in alto di quasi mezzo punto percentuale. I titoli francesi sono passati dal 3,19% al 3,56%, quelli spagnoli dal 3,06% al 3,29%, quelli portoghesi dal 2,85% al 3,15%. Sono saliti tutti, inclusi i titoli di Stato di Austria e Olanda.

Tutti. Tranne i rendimenti dei titoli decennali italiani. E siccome quando salgono i rendimenti significa che gli investitori stanno vendendo i titoli di Stato, questa eccezione italiana ha un solo significato: nell’anno in cui i bond governativi dell’area euro sono stati venduti dagli investitori (chi più chi meno), solo i nostri hanno retto bene. Ecco perché il 2025 è stato l’anno d’oro dei BTp, dopo molti anni di passione. E per il 2026? Allo stato attuale non ci sono ragioni per prevedere un’inversione di tendenza.