Roma, 24 nov. (askanews) – Con Veneto, Campania e Puglia si concludono le “regionali a puntate” di questo autunno caldo in cui tutti guardano già alle politiche, ma di fatto il bilancio per il Pd e il campo largo è già stato fatto lo scorso 29 settembre, alla fine dello spoglio nelle Marche. La prima regione al voto di queste elezioni a tappe è stata quella decisiva per decidere il confronto tra centrodestra e centrosinistra, perché era l’unica dove il risultato era davvero incerto alla vigilia.
Dalla sconfitta di Matteo Ricci nelle Marche tutti hanno capito che il risultato finale sarà una sorta di pareggio, un tre a tre – come numero di regioni conquistate dai due schieramenti – che dà poche indicazioni in vista del voto del 2027.
Sembra impossibile che il centrosinistra riesca a contendere il Veneto al centrodestra, come pare un’impresa disperata per Fdi-Lega-Fi provare a giocarsela in Campania e Puglia. Insomma, salvo sorprese un pari e patta che, tutto sommato, fa sorridere più Giorgia Meloni che Elly Schlein, visto che ancora a luglio – in casa Pd si accarezzava l’idea di rifilare uno schiaffone alla premier – quando la Calabria non era ancora prevista tra le regioni al voto e la “reconquista” delle Marche pareva probabile.Poi però le dimissioni a sorpresa di Roberto Occhiuto hanno aggiunto alla sfida una regione roccaforte della destra e nelle Marche è andata come è andata.













