Non solo «giga projects» che spingono le grandi infrastrutture, come Neom e i resort di lusso nel Mar Rosso: la Saudi Vision 2030 è una miniera di progetti e investimenti che rende l’Arabia Saudita uno dei Paesi attualmente più appetibili nell’area del Golfo. «Rappresentano oggi quello che 20 anni erano gli Emirati Arabi Uniti», spiega Paolo Rampino, presidente della Camera di commercio italo-araba ed esperto nei processi di internazionalizzazione verso i Paesi arabi.

Vision 2030 e il ruolo dell’Italia

Il grande piano strategico nazionale che punta a diversificare l’economia saudita riducendone la dipendenza dal petrolio entro il 2030 prevede ingenti investimenti (si parla di oltre un trilione di dollari) per sviluppare settori come la manifattura, le energie rinnovabili, il turismo, la cultura, lo sport e l’intrattenimento - oltre ovviamente alle infrastrutture e ai servizi necessari. Ma comprende anche importanti riforme sociali, l’apertura agli investimenti esteri e la volontà del Paese di aumentare la propria influenza e diventare un punto di riferimento nella regione del Golfo in ambito anche economico e politico, oltre che religioso come avvenuto fino ad ora.

«Per comprendere questo Paese e la profonda trasformazione che lo attraversa, bisogna partire da un elemento, che lo differenzia da tutte le altre nazioni della Penisola araba - osserva Rampino -: l’Arabia Saudita ha più di 35 milioni di abitanti, di cui oltre il 60% ha meno di 30 anni. Ha quindi l’esigenza di gestire la crescita e il futuro di questi giovani e lo sviluppo di una classe media che, finora, è mancata». Da qui, la necessità di rafforzare il settore privato, accelerando la transizione da un’economia nazionale a un’economia di mercato.