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L'operazione Usa del 1989 contro il dittatore di Panama potrebbe guidare le scelte di Donald Trump. Ma gli esperti avvertono: "Panama non è il Venezuela"
Donald Trump ha fretta di archiviare un conflitto, quello in Ucraina, per aprirne un altro nei Caraibi? Difficile liquidare il sospetto generato dal tempismo dell'ultimatum indirizzato dal tycoon a Zelensky, il quale entro il giorno del Ringraziamento dovrà decidere se accettare il piano di pace proposto dall'amministrazione repubblicana, mentre al largo del Venezuela l'arrivo della portaerei Gerald R. Ford ha completato il più massiccio dispiegamento di unità militari Usa nell'area degli ultimi decenni.
Certo, è del tutto plausibile immaginare che le decisioni della Casa Bianca in Europa orientale, da un lato, e in Sud America, dall'altro, non siano interconnesse. Parafrasando liberamente una celebre frase di Winston Churchill, in effetti, il presidente Usa produce più politica estera di quanta l'America ne possa digerire. Al netto delle reali motivazioni dietro le ultime mosse della superpotenza, il dubbio che il commander in chief stia per aprire un nuovo fronte di guerra rimane.






