L’allarme di Confcommercio sulla desertificazione residenziale dei centri delle città, non può che preoccupare complessivamente il sistema socioeconomico, spingendo verso il basso l’offerta immobiliare e parimenti gli investimenti nei trasporti pubblici e alimentando l’insicurezza. Fino all’arrivo dell’e-commerce l’esercizio commerciale di ogni tipologia, ha rappresentato uno stimolo a vivere in rioni dove la vita disponeva di servizi che ne nutrivano il quotidiano e garantivano per ogni famiglia un riferimento sicuro del prodotto in offerta, dall’alimentare, all’abbigliamento, con i pubblici esercizi, bar e ristorante, a favorire l’integrazione per i ricambi residenziali.

Lo straordinario esempio del primo e secondo quadrilatero milanese rappresenta, seppur per un target di elevato standard economico, quanto siano fondamentali gli esercizi commerciali, riuscendo a fondere il residenziale con il turistico, ma anche il business. Stessa importanza rivestono i negozi, seppur con minor rilevanza e brillantezza, per il primo centro di ogni città capoluogo di provincia, anche se a differenza di Milano non dispongono di un secondo quadrilatero e sfociano subito nelle periferie dove la desertificazione dell’intero comparto commerciale diventa sempre più schiacciante. Rilanciarne la presenza appare sempre più difficile, sia nelle città ad alta vocazione turistica, che a bassa. Per le prime incidono sicuramente anche gli affitti brevi, i cui utilizzatori hanno esigenze molto diverse dai residenti. Per le altre è il modus vivendi dei residenti che vorrebbero avere il negozio di prossimità, ma poi punta sulla grande distribuzione e sull’e-commerce. I costi di esercizio dei piccoli e medi esercizi si sono moltiplicati, mentre gli introiti si sono sensibilmente alleggeriti, spingendo molti esercenti ad abbassare definitivamente la saracinesca, con chiusure a raffica. Sono i Comuni e le Regioni che dovrebbero correre ai ripari, dando corso ad una programmazione incentivante per mantenere o aprire nuovi esercizi.