“La bara deve costare poco, perché tanto andrà bruciata. Poi buttatemi in mare, quello che vi pare. Mi piacerebbe Venezia, ma fate come volete. Il vestito ce l’ho, è di Dior“. Ornella Vanoni parlava della propria morte con una serenità spiazzante. Ironica, lucida, talvolta provocatoria, affrontava quell’ultima soglia con la stessa ironia con cui raccontava le vicissitudini della vita. La grande interprete della musica italiana, scomparsa il 21 novembre 2025 all’età di 91 anni per un arresto cardiocircolatorio, aveva abbattuto l’ultimo tabù della società: quello sulla morte e sui soldi, dando precise disposizioni per il suo funerale.

Ornella aveva organizzato tutto con largo anticipo, come testimoniato dalle sue dichiarazioni rilasciate negli ultimi anni. Un atto di amore nei confronti dei suoi cari, ma anche un modo per avere l’ultima, salda parola sul suo saluto finale. Era stata lei stessa a raccontarlo in una delle sue apparizioni da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” lo scorso maggio: “Mi sono già organizzata. La bara deve costare poco perché devo essere bruciata”, disse, strappando una risata al pubblico. Poi aggiunse:

“Buttatemi in mare, quello che vi pare… Mi piacerebbe Venezia. Il vestito ce l’ho, è di Dior. Mi farò truccare dalla mia truccatrice. Farò un figurone. Non voglio morire tardi, non potrei sopportare di stare a casa senza far niente”. E ancora, raccontò: “Ho chiesto a Paolo Fresu di suonare al mio funerale”. E Fresu, con affetto, aveva risposto: “Va bene, ma tu dovrai cantare al mio”.