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La questione territoriale resta la più difficile da accettare per Kiev. Ma ci sono le garanzie sulla sovranità e lo scudo aereo in stile Nato al confine

Non è certo la pace giusta, ma nemmeno una capitolazione. Il piano Trump per l'Ucraina è un insieme di luci, ombre e non suona bene la condizione prendere o lasciare in sette giorni, al presidente Volodymyr Zelensky. Però, dopo tre anni e mezzo di devastante conflitto nel cuore dell'Europa, è meglio puntare al bicchiere mezzo pieno se vogliamo vedere la luce in fondo al tunnel. Per non parlare degli spazi di trattativa e delle controproposte che arriveranno dall'Europa. Il nuovo zar, Vladimir Putin, potrebbe anche cantare vittoria, ma sarà comunque di Pirro. Non è riuscito, come voleva, ad assoggettare l'Ucraina con una guerra lampo, facendola ridiventare un satellite di Mosca.

Per questo motivo il primo punto, fondamentale, sono le garanzie sulla sovranità ucraina e di sicurezza importanti anche per la Ue. Il piano impone "un accordo completo e globale di non aggressione tra Russia, Ucraina ed Europa". La contropartita "pesante", ma inevitabile, è che Kiev inserisca nella Costituzione il non ingresso nella Nato. Però l'Ucraina si vede spianata, per iscritto, la strada verso l'Unione europea.