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Kiev è diffidente sulle garanzie di sicurezza occidentali e punta a realizzare un sistema militare che le permetta di difendersi da sola da future aggressioni

Accelerano le trattative per la fine del conflitto in Ucraina che, secondo la tabella di marcia Usa rivelata ieri dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dovrebbe concretizzarsi entro il mese di giugno. Previsto, intanto, dopo quelli ad Abu Dhabi, un nuovo round di colloqui la prossima settimana negli Stati Uniti. Sui negoziati, oltre alla dolorosa questione delle concessioni territoriali, aleggia il tema delle garanzie di sicurezza che dovranno entrare in vigore in caso di violazioni dell’armistizio da parte di Mosca.

Questa settimana il Financial Times ha pubblicato una bozza di intesa sullo spinoso dossier in base al quale, entro 72 ore da un nuovo attacco russo, scatterebbe l’intervento occidentale, incluso (va specificato) quello americano. Kiev, riporta Politico, teme però di non poter contare sulle garanzie di sicurezza dei suoi alleati e si prepara a trasformarsi in un “porcospino d’acciaio” per allontanare lo scenario di un nuovo attacco da parte di Mosca dopo la conclusione della guerra.