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Il leader al bivio. Rimane l'intransigenza sui territori ma il vero nodo è la tutela Usa
Che sia il momento più difficile per Volodymyr Zelensky è quasi paradossale. Dopo tre anni e mezzo di bombe, missili e una guerra di invasione che sembra infinita, il presidente ucraino è arrivato a un bivio forse decisivo. Per sé ma anche e soprattutto per il suo Paese, quello che ha tenuto in piedi tra mille difficoltà e a cui vuole e deve garantire un futuro. Non solo grazie alle operazioni, sempre più complesse, sul campo di battaglia, ma ora come mai prima in quell'azione politica e diplomatica che toccherà il suo apice a Ferragosto, con o senza di lui.
"Non daremo alla Russia nessuna ricompensa per quello che ha fatto. Il popolo ucraino merita la pace. Ma tutti i partner devono capire cosa sia una pace dignitosa", ha ribadito il leader ucraino. Ieri ha sentito telefonicamente i colleghi di mezza Europa, da Macron a Starmer, per cercare sponde e studiare una strategia comune da opporre all'eventuale accordo Trump-Putin alle sue spalle. La grande paura di Zelensky è proprio che il presidente americano e quello russo si accordino sulla pelle dell'Ucraina, calpestando la posizione e le legittime richieste di Kiev. Su questo è stato chiaro, trovando l'appoggio di tutti i leader europei: nessun accordo senza l'Ucraina. "I russi continuano a imporre l'idea di uno scambio di territorio ucraino con territorio ucraino, con conseguenze che non garantiscono altro che posizioni più convenienti per i russi in cui riprendere la guerra", ha spiegato ancora una volta Zelensky. "Gli ucraini difendono ciò che è loro", virando quindi sul vero tema del contendere.






