La correzione incombe. Il nuovo Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia mette in guardia da un equilibrio che appare solido in superficie ma che mostra crepe profonde sul versante globale. L’Istituto punta il faro sulle valutazioni elevate, sulla volatilità compressa e sulla frattura crescente tra i prezzi di mercato e i fondamentali economici. La frase chiave, posta all’inizio del documento, è un avvertimento: «Il rischio di correzioni improvvise è aumentato, soprattutto qualora le valutazioni si discostassero dai fondamentali economici». Un concetto netto, che riassume il clima dei mercati finanziari internazionali: un rally che continua, un’ansia latente che resta sottotraccia, una fiducia che non trova riscontro nella geoeconomia globale.
Le divergenze tra le grandi economie avanzate si ampliano, mentre le tensioni commerciali alimentate dagli Stati Uniti ridisegnano la mappa degli scambi. La Banca d’Italia osserva come l’aumento dei dazi americani stia generando «una riconfigurazione degli scambi commerciali», con un rischio concreto di rallentamento della crescita mondiale. L’Istituto sottolinea che il prezzo dell’oro ha raggiunto «i massimi storici», un segnale tipico dei periodi nei quali gli investitori cercano protezione. Ma ciò non impedisce ai listini di correre su livelli che, secondo gli indicatori citati nel Rapporto, si collocano «ben al di sotto delle medie di lungo periodo» per quanto riguarda la percezione del rischio. In questo contesto, l’apparente calma dei mercati si poggia su una base fragile: valutazioni tirate, debito pubblico elevato in diverse economie avanzate, politica monetaria in fase di transizione e un dollaro indebolito da un uso massiccio delle coperture contro il rischio di cambio. La Banca d’Italia lo sintetizza così: «Gli investitori appaiono fiduciosi, malgrado l’elevata incertezza del quadro macroeconomico e geopolitico globale».












