MILANO – Tre sintomi da tenere d’occhio per il paziente mercato finanziario, che a guardare i grafici dei listini gode di ottima salute ma non per questo è esente da rischi di brutte ricadute. A un’analisi più attenta – quella della Financial Stability Review firmata ieri dalla Bce – le valutazioni molto tirate delle azioni, in particolare quelle legate alla corsa dell’IA; alcuni bilanci pubblici ballerini (citofonare a Parigi); e la persistente minaccia dei dazi continuano a rappresentare un rischio d’infezione da non sottovalutare.

I timori di una bolla IA. E’ la nuova grande scommessa di Wall Street

di Paolo Mastrolilli

«Le vulnerabilità della stabilità finanziaria rimangono elevate, data l’incertezza sulle tendenze geoeconomiche e sull’impatto dei dazi» è l’avvertimento che campeggia sulla prima delle slide del vicepresidente della Bce, Luis de Guindos. È vero che rispetto alla scorsa primavera le incertezze alle dogane si sono attenuate. Ma non per questo è possibile abbassare la guardia. Dopo il Fondo monetario internazionale e Bankitalia, anche l’Eurotower dedica ampio spazio ai timori di bolla. La paura di rimanere esclusi (“Fomo”) degli investitori e una «esuberanza» per l’IA hanno fatto decollare i corsi azionari. Senza citare singoli titoli, la «crescente concentrazione del mercato» annotata dalla Bce è un riferimento al peso dominante delle Magnifiche 7 sui listini. Un mix che può portare ad aggiustamenti dei prezzi «significativi» in caso di sorprese negative. De Guindos lo dice con linguaggio molto diretto: «L’incidente è dietro l’angolo». Certo, rimarca le differenze con la bolla delle dotcom, perché le società di oggi fanno utili e hanno pochi debiti. E aggiunge che una correzione non è per forza sinonimo di bolla che scoppia. Ma rimarca come i mercati stiano «scontando uno scenario molto ottimistico» circa il ritmo d’adozione della rivoluzione tecnologica.