PONTE NELLE ALPI (BELLUNO) - Una "scia di luce" è quella che ha accompagnato la vita di Katja Frison. Con queste parole don Giuseppe De Biasio, parroco di Cadola di Ponte nelle Alpi, ha accolto i tanti che ieri pomeriggio hanno partecipato al funerale della cinquantanovenne pontalpina, scomparsa nella notte di martedì dopo un improvviso aggravarsi della malattia che la accompagnava da anni e contro cui ha sempre combattuto. Una scia che ieri si è manifestata nella nutritissima presenza di tanta gente che ha riempito la chiesa.

Tantissimi i docenti e il personale arrivato dalla scuola Ricci di Belluno, dove Katja insegnava; fra di essi vi era anche la dirigente scolastica. Altrettanto numerosa la rappresentanza dell'istituto Catullo dove lavorano sia il marito, Massimo Ferigutti, già presidente della Fondazione teatri delle Dolomiti, sia la sorella. E poi tanta gente arrivata oltre che dalle diverse frazioni di Ponte nelle Alpi ed in particolare dalla zona di Piaia dove Katja viveva, anche da altri territori della provincia, soprattutto dal capoluogo.

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Nell'omelia don Giuseppe ha ricordato le fatiche incontrate nel proprio percorso da Katja, ma nel contempo l'impegno costante a favore della famiglia e quello profuso nel proprio lavoro. Tratti che negli interventi di saluto alla fine della celebrazione sono stati confermati e ribaditi da coloro che hanno preso la parola: la figlia Rebecca, il figlio Mattia, il marito ed un'insegnante, sua collega di lavoro che, oltre che come amica, l'ha ricordata come «insostituibile per la sua professionalità, la sua umanità, la disponibilità, il sorriso, la capacità di dire sempre la parola giusta e di comprendere e aiutare con competenza gli alunni più fragili».