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Ultimo aggiornamento: 16:01

Un anno fa ad Amsterdam si è visto fin dove può arrivare l’isteria quando un manipolo di hooligan del Maccabi mette piede in città. In Olanda finì così: diritti sospesi per la prima volta dal dopoguerra, stato d’emergenza, cortei vietati e gran parte della stampa mondiale impegnata a raccontare di “pogrom” e “caccia all’ebreo”.

Lo stesso governo italiano che oggi impone la partita del Maccabi a Bologna, allora si sbracciò (sostenuto da un bel pezzo di opposizione) per denunciare ad Amsterdam violenze mai esistite. E gli stessi, senza essersi mai scusati per il procurato allarme, insieme a buona parte della politica italiana, oggi ripropongono lo stesso copione, con un evento a rischio dentro casa.

Dei fatti di Amsterdam, a distanza di un anno, sappiamo che non ci fu alcun pogrom, nessuna caccia all’ebreo, nessun rapimento (lo sostenne Maurizio Molinari, senza prove. E senza mai smentire). Sappiamo anche che la tifoseria del Maccabi è stata protetta e coccolata come nessun’altra curva d’Europa: scortati come vip in mezzo a città blindate mentre i residenti venivano lasciati a pagare il conto, economico e sociale, di una militarizzazione presentata come “lotta all’antisemitismo”.