Respinti con perdite. Respinti i soliti noti (zero titoli, anzi “zeru tituli”, come avrebbe detto il Mourinho dei tempi migliori) che puntavano a organizzare una mediocre chiassata contro l’Italia.

Respinta la comitiva-Schlein che, dopo il tentativo maldestro di qualche settimana fa - sempre all’estero - di accostare il governo all’atto intimidatorio contro Sigfrido Ranucci, si preparava a presentare l’Italia di centrodestra come la grande appestata d’Europa. Respinti i grillini già pronti a strillare: unica attività in cui possano ambire all’eccellenza. E respinto anche il solito tentativo di maneggiare la questione – teoricamente alta e nobile – dello “stato di diritto” come arma politica ultradiscrezionale e come strumento per attaccare i governi sgraditi.

Respinto infine l’espediente più vile: quella che potremmo definire la “chiamata dello straniero” per azzoppare il nemico interno. Tutto questo giochino è saltato. Segno della credibilità del governo italiano. Ma segno anche di una buona capacità di dialogo tra tutte le forze europee alternative ai Socialisti: bene che il Ppe abbia fatto positivamente sponda con i gruppi alla sua destra. E bene che la confusa (ex?) maggioranza Ursula sia andata in pezzi, isolando le componenti di sinistra e ultrasinistra.