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Angelo Fanizza era in carica solo da ottobre. I dipendenti dell’Autorità ora chiedono la testa di tutti i commissari

Cercava le talpe di Report ma è costretto a dimettersi. Cade la prima teste al Garante della Privacy dopo l'agitazione del personale dell'Autorità, finita nel mirino di Report dopo la maxi sanzione da 150mila euro alla Rai per un audio rubato fra l'ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie, oggetto di un'indagine per violazione della privacy. La «colpa» dell'ormai ex segretario generale Angelo Fanizza (indicato il 29 luglio scorso e formalizzato lo scorso 10 ottobre) è quella di aver chiesto i dati delle posta elettronica, i documenti, gli accessi di tutti. A che scopo? Scoprire i dipendenti infedeli che avrebbero rivelato documenti interni al Garante, come mail e messaggi del consigliere in quota Fdi Agostino Ghiglia, di cui la trasmissione di Sigfrido Ranucci si è servito per «mascariare» l'ex senatore An e rivelare il suo incontro con Arianna Meloni nella sede di Fratelli d'Italia a Roma dopo l'annuncio del verdetto dell'ufficio tecnico del Garante, ma anche una serie di spese ritenute ingiustificate. «Sto andando da Arianna», il messaggio interno rivelato dalla trasmissione, sufficiente a far dire a Report che il voto favorevole di Ghiglia - ininfluente ai fini della sanzione, visto che i «Sì» erano già due su quattro, compreso quello del presidente Pasquale Stanzione, espresso dal Pd ma in rapporti con la famiglia Sica dei legali di Sangiuliano e con la Link Campus University - fosse determinato da pressioni interne alla coalizione di centrodestra.