Un caso iniziato nella notte tra il 28 e 29 maggio 2013, quando Alma Shalabayeva è stata accompagnata dalla Digos presso l'ufficio immigrazione per essere identificata in quanto aveva presentato un documento di identità contraffatto. Le forze dell'ordine cercavano il marito, il dissidente kazako Muktar Ablyazov, ma alla donna è stata contestata l'accusa di possesso di un passaporto falso. Due giorni dopo, firmata l'espulsione, sono state rimpatriate. La donna e la figlia sono poi tornate in Italia e a Shalabayeva nell'aprile 2014 è stato riconosciuto l'asilo politico. All'epoca dei fatti, Cortese era dirigente della Squadra mobile di Roma e Improta a capo dell'Ufficio immigrazione. Armeni, Stampacchia e Tramma erano loro collaboratori.