Le forze dell'ordine sono scosse nel profondo e lamentano di essere condizionate nel loro operato da una sentenza che, a dodici anni dall’espulsione della moglie e della figlia di un dissidente del Kazakistan, vede condannato (con ripercussioni non solo personali ma anche professionali) uno dei più stimati dirigenti di Polizia, ovvero l’investigatore che ha dedicato tutta la vita alla cattura dei latitanti di mafia fino all’arresto del boss Bernardo Provenzano, e che oggi ricopre l'incarico di direttore centrale della Polizia.