Il governo laburista britannico del premier Keir Starmer ha lanciato una nuova stretta anche sull'immigrazione legale dopo quella senza precedenti sui migranti incentrata a ridurre drasticamente il numero di richiedenti asilo nel Regno Unito, sempre all'insegna del tentativo di contenere la crisi di consensi e porre rimedio ai risultati fallimentari rispetto al controllo dei confini.
"Stabilirsi in questo Paese per sempre non è un diritto, ma un privilegio, e va guadagnato", ha dichiarato la ministra dell'Interno, Shabana Mahmood, presentando alla Camera dei Comuni il piano dell'esecutivo.
Piano che prevede in primo luogo l'estensione del periodo minimo per fare richiesta per un permesso di soggiorno a tempo indeterminato dagli attuali cinque a dieci anni.
requisiti di base riguardano la fedina penale pulita, la conoscenza della lingua inglese a un livello da scuola superiore, l'assenza di debiti pregressi e il versamento dei contributi previdenziali in modo duraturo. Sono previste una serie di eccezioni: chi parla inglese a livello universitario può averne diritto dopo nove anni e i contribuenti i cui redditi rientrano nelle due aliquote fiscali più alte dopo cinque e tre anni. Così come chi lavora in alcune categorie - medici, infermieri o insegnanti - può presentare la domanda dopo cinque anni. Non ci saranno invece cambiamenti per i cittadini europei che hanno ottenuto lo status di residenti nel Regno, introdotto dopo la Brexit, e nemmeno per gli immigrati storici della generazione Windrush giunti nel Paese tra gli anni '50 e '60 dalle isole caraibiche un tempo sotto l'impero britannico.














