Basta asilo a tempo indeterminato ai rifugiati.

Il Regno Unito del dopo Brexit annuncia una stretta senza precedenti rispetto alla storica tradizione di accoglienza dell'isola, e lo fa sotto il traballante governo laburista in salsa moderata di sir Keir Starmer: impegnato a rincorrere la destra per cercare di frenare (finora invano) l'emorragia di consensi certificata da mesi da tutti i sondaggi a beneficio di forze come Reform Uk, rampante partito d'ispirazione trumpiana che fa capo a Nigel Farage.

Il giro di vite, ennesimo tentativo di colpo di freno all'immigrazione "illegale" e alle dimensioni del flusso migratorio in genere, è stato formalizzato in un'intervista alla Bbc dalla ministra dell'Interno, Shabana Mahmood: figlia d'immigrati (pachistani) lei stessa, come vari predecessori Tory prima di lei. I dettagli li illustrerà alla Camera dei Comuni in apertura di settimana. La sostanza tuttavia, anticipata da giorni dai media, appare chiara. Almeno nelle intenzioni, e al netto di un'efficacia tutta da verificare.

"Metterò fine al golden ticket del Regno Unito per i richiedenti asilo", ha promesso Mahmood, evocando in particolare fra le misure in cantiere la riduzione a 30 mesi del permesso di soggiorno garantito ai rifugiati: con obbligo di revisione periodica e possibilità - nelle more - di rimpatrio d'autorità laddove i Paesi d'origine tornassero a essere dichiarati "sicuri"; mentre il diritto a presentare richiesta per la residenza permanente verrà allungato a ben 20 anni, il quadruplo rispetto alla situazione attuale.