TORINO. Due licenziamenti in tre giorni, una procedura interna considerata «vessatoria» e un clima definito «intimidatorio». Nelle ultime ore i supermercati Pam sono finiti nel mirino dei sindacati, che contestano l’uso del cosiddetto test del carrello — o del “finto cliente” — come base per provvedimenti disciplinari fino al licenziamento.

La prima denuncia è arrivata dalla Filcams-Cgil di Livorno. Secondo il sindacato, due dipendenti di altrettanti punti vendita cittadini, «entrambi con lunga anzianità contrattuale», sarebbero stati allontanati «senza giusta causa». Uno dei due, spiegano, sarebbe stato colpito dopo un controllo effettuato da un falso cliente incaricato di verificare la qualità del servizio. La dinamica è ormai nota: alcuni prodotti vengono nascosti nel carrello, il cassiere non li vede, l’azienda contesta il mancato riconoscimento del “furto simulato”.

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Per la Cgil il meccanismo è «inammissibile». «Il cassiere non è una guardia giurata — afferma il sindacato —, la sua mansione non è legata all’antitaccheggio. L’obiettivo sembra quello di mettere pressione ai lavoratori più anziani per spingerli allo sbaglio». Un caso analogo, sostengono, si sarebbe verificato nei giorni scorsi anche in un punto vendita di Siena.