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Ultimo aggiornamento: 15:06
Conosciamo bene due tipi di personalità: c’è l’introverso che ricarica le batterie in solitudine e c’è l’estroverso che invece trae energia dalla folla. Ma ne esiste un’altra, che è un nuovo modo di essere che non si limita a bilanciare i due estremi, ma li trascende. Si tratta dell’”otroverso”, nome coniato dallo psichiatra americano Rami Kaminski nel suo libro “Né introversi né estroversi” (Corbaccio editore), che descrive un modello comportamentale distinto.
Gli otroversi sono persone che non sentono il bisogno di fondere la propria identità con quella di un gruppo. Non provano quel senso di “legame sacro” che spinge la maggior parte delle persone a unirsi a squadre, club, partiti politici o qualsiasi altra forma di collettività. Per loro, riti d’iniziazione, giuramenti e simboli di appartenenza sono semplicemente “parole”, prive di una vera risonanza emotiva. Questo distacco non è dovuto a problemi di connessione emotiva, ma è un tratto distintivo della loro natura. “Nasciamo tutti otroversi, prima che il condizionamento culturale dell’infanzia consolidi le nostre affiliazioni con varie identità e gruppi”, spiega Kaminski sul New Scientist.







