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Ultimo aggiornamento: 13:49
Un tumore complesso e con prognosi spesso infausta, ma per il quale aumentano le cure e la sopravvivenza, grazie, anche, all’avvento delle “Pancreas Unit”, seppure solo in Lombardia. Nella Giornata Mondiale del Tumore al Pancreas, Piero Rivizzigno, presidente dell’Associazione Codice Viola, associazione indipendente che aiuta, informa e indirizza i pazienti che hanno avuto una diagnosi di tumore al pancreas, invita a un cauto ottimismo: “Dieci anni fa questo tumore era un buco nero, oggi lo è meno. Ma le differenze regionali sono ancora enormi”.
Quello al pancreas è un tumore di cui si parla sempre di più, anche perché anche “vip” e persone famose colpite si raccontano al pubblico. Tuttavia la sopravvivenza purtroppo resta molto bassa.
Sicuramente il tumore del pancreas è una patologia complicata. Tuttavia, intorno a questo aspetto si è forse creato anche un po’ di nichilismo sia da parte della comunità di pazienti sia di una parte dei medici. Io, ad esempio, sono stato toccato da questa malattia in due istanti diversi della mia vita, la prima volta nel 1993 quando a mio padre è stato diagnosticato un tumore al pancreas ed è morto in sei mesi, all’epoca le uniche terapie disponibili erano la radioterapia, ma quella di 32 anni fa. E poi nel 2015 è stato diagnosticato lo stesso tumore a mia moglie e sono passati più di dieci anni dalla diagnosi e lei è ancora con noi. Non è un caso ricorrente, ma neanche un caso sporadico come anni fa. Non voglio passare per un ottimista ma quello che voglio dire è che la sopravvivenza è migliorata. Secondo i dati AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), nel 2015 la sopravvivenza mediana a 5 anni era intorno all’8%, quest’anno siamo al 13%.







