La foto impressa nell'immaginario collettivo è quella dell'aereo presidenziale di ritorno dai Mondiali dell'82. Sandro Pertini che gioca a carte in coppia con Dino Zoff, il capitano di quella nazionale che ha appena vinto il campionato del mondo in Spagna. Il commissario tecnico Enzo Bearzot fa squadra con l'ala Franco Causio. Sul tavolo troneggia la Coppa del Mondo. La gigantografia di quel fotogramma, che forse più di ogni altro racconta la grandezza del settimo capo dello Stato, campeggia all'ingresso di M9, il Museo del '900 di Mestre. Quasi a invitare chiunque passi: «Coraggio, entra». Cosa che probabilmente avrebbe fatto Sandro Pertini, il presidente della Repubblica che per primo ha reso popolare meno eterea, intangibile la massima carica dello Stato. Proprio a lui è dedicata la mostra "Pertini. L'arte della democrazia Dalle collezioni civiche di Savona", inaugurata proprio nel biennio in cui ricorrono l'80esimo anniversario della Resistenza e della fondazione della Repubblica, nonché il 130esimo della nascita di Sandro Pertini. Lontana da una narrazione agiografica, l'esposizione mostra il Pertini giovane, soldato, appassionato socialista, prigioniero politico, partigiano, capo di Stato. Sempre con la sua immancabile pipa (ovviamente esposta). In una scansione cronologica nella quale si intrecciano la sua biografia umana, i momenti fondativi della democrazia italiana, nei giorni della tragedia e della gioia.