BELÉM (Brasile) – “Entro il 2030 i bovini allevati in Brasile avranno un marchio che ci permetterà di individuarli e tracciarli singolarmente, per contrastare la deforestazione”. Paulo Teixeira è il ministro brasiliano per lo Sviluppo agrario e l’Agricoltura familiare e ci parla delle iniziative messe in campo dal governo federale e da quelli locali per rendere sostenibile uno dei più remunerativi business del Paese: la carne. Quando alla Cop30 ci si mette i fila per mangiare un piatto caldo, lontano dal rombo dell’aria condizionata e magari alla luce del sole, le opzioni più “pregiate” sono spiedini, salsicce, hamburger. E molti qui si chiedono se sia la dieta migliore per il Pianeta, oltre che per il proprio apparato digerente. Da dove arriva quella carne? Gli animali sono stati allevati in pascoli sottratti alla foresta pluviale, come spesso capita a queste latitudini? I negoziatori che frequentano le Conferenze Onu sul clima sono abituati alle contraddizioni. E questa brasiliana non fa eccezione: foreste abbattute per realizzare nuovi raccordi autostradali, trivellazioni petrolifere autorizzate ai margini dell’Amazzonia, motori diesel che girano h24 per garantire elettricità alla cittadella della Cop. Poi c’è anche la carne, somministrata in tutte le salse.