L'Europa sembra una vecchia signora che tenta di rifarsi il trucco verde con mano tremante, e finisce per sbavare il rossetto sul mento. Prendete l'ETS2, acronimo che suona come un codice fiscale o un modello di aspirapolvere, ma che in realtà è una cosa importantissima: è il sistema di scambio di quote di emissioni dell'Unione Europea, versione due punto zero.

Ossia un meccanismo ingegnoso, un mercato parallelo a quello già esistente (l'ETS1, per gli affezionati), progettato per mettere un prezzo sulle emissioni di CO2 provenienti da trasporti stradali e edilizia. In pratica, le aziende che bruciano carburanti fossili – per muovere camion, auto o scaldare palazzi – devono comprare "permessi" per inquinare.

Funziona come un grande incentivo

Meno permessi ci sono, più costano, e voilà: l'incentivo a passare a tecnologie pulite, zero emissioni, come se il pianeta fosse un grande Monopoli dove il banco vince sempre, ma solo se giochiamo tutti pulito.

Ebbene, proprio su questo ETS2, che dovrebbe partire nel 2027 ma è stato rinviato al 2028 e pure annacquato, si è levata la voce dolente dell'ACEA, l'Associazione Europea dei Costruttori di Auto.