L'articolo lo ha pubblicato La Verità, firmato con uno pseudonimo, Ignazio Mangrano.

Ma lo stesso identico testo è arrivato domenica all'ora di pranzo in almeno tre redazioni, di area di centrodestra, inclusa quella del Giornale, dalla casella mail stefanomarini@usa.com, e firmato Mario Rossi.

Questo elemento getta tinte di giallo sullo scontro politico istituzionale nato dal caso Garofani, anche perché è diventato un dato lampante quando le testate online di Repubblica e Stampa hanno fatto emergere questo retroscena poche ore dopo la conclusione dell'incontro al Quirinale fra Sergio Mattarella e Giorgia Meloni, pubblicando anche la foto della mail.

Di certo nessuno ha riportato quell'articolo lunedì, il giorno del Consiglio supremo di difesa, con Mattarella, Meloni e mezzo governo riuniti al Colle. L'edizione odierna del Giornale (di proprietà del deputato della Lega Antonio Angelucci e prima della famiglia Berlusconi), nel pezzo sulle "tensioni" fra FdI e Colle, ha riferito di aver ricevuto quella mail.

"Temo ci sia un po' di invidia in quel pezzetto del Giornale - ha commentato Massimo De Manzoni, condirettore de La Verità, ospite di Un giorno da pecora, su Radio1 - Pensa che avremmo fatto tutto questo sulla base di una lettera anonima? E se fosse vero, come mai il Giornale non c'è andato dietro?". "Assolutamente", ha garantito De Manzoni, conosciamo la fonte, "non è un Mario Rossi". È "una fonte più che autorevole", aveva messo nero su bianco il direttore Maurizio Belpietro nell'editoriale sul "piano del Quirinale per fermare la Meloni".