Il processo di Norimberga del novembre 1945 contro i criminali nazisti sancì la nascita del diritto penale internazionale moderno

Norimberga – Il significato del Processo di Norimberga non si misura soltanto nei verdetti pronunciati a carico dei criminali nazisti. Lo si comprende perfettamente oggi, a ottant’anni dall’apertura delle udienze, nelle condizioni in cui si presenta la geopolitica mondiale e dinnanzi ai rigurgiti nazionalisti che infiammano la pancia di troppe popolazioni e classi politiche.

Quella plateale e rumorosa scure giudiziaria impartita dai vincitori della Seconda guerra mondiale voleva infatti ridefinire il rapporto tra Diritto, Memoria e Storia. Norimberga segnò una cesura: per la prima volta la responsabilità individuale per crimini di guerra e contro l’umanità fu separata dalla sovranità statale. In quel tribunale, il principio secondo cui “l’obbedienza agli ordini” non costituisce scusante si impose come fondamento della giustizia internazionale.

In quel tribunale si definì cosa eccedeva dalle regole dei conflitti e invadeva la sfera del diabolico, della tirannia, dell’ingiustificabile. Gettava i nazisti nel buio del bestiale, dell’imperdonabile. Ed era giusto. Sarebbe stato necessaria, anzi, una Norimberga anche per i delitti dell’Italia fascista. Illuminare quel labile confine tra il male e il crimine, si può dire, oggi è quanto mai necessario.