BERLINO — Quando era bambino, William Shawcross trovò un disco con un’etichetta scritta a mano: "Dubno". Quando la puntina cominciò a girare sul grammofono, una voce gli gelò il sangue nelle vene. Raccontava di ebrei radunati con le fruste, famiglie che si dicevano addio «senza lamentarsi e senza chiedere pietà». Raccontava che erano stati straziati da una sventagliata di mitragliatrici delle SS e buttati in una fossa comune. La voce sul disco era quella del padre, Hartley Shawcross, capo del Collegio d’accusa britannico al Processo di Norimberga.

D-Day, sul banco degli imputati ci sono sempre i tedeschi

di Barbara Spinelli

06 Giugno 2025

Aveva scelto la testimonianza della strage di tremila ebrei in Ucraina per la sua arringa finale. Settantacinque anni fa il processo del secolo cominciò sotto gli occhi del mondo. Alcuni tra i peggiori criminali della storia, da Goering a Frick, da Hess a Rosenberg, sfilarono sul banco degli imputati. In quest’intervista, William Shawcross, storico e giornalista, racconta come il padre visse il processo che ha inventato il diritto internazionale e ha stabilito per sempre che nessun dittatore né aguzzino può dirsi al di sopra della legge.