Sull’asse Venezia-Milano c’è chi- Luca Zaia- rispolvera la penna con la quale firmò l’indizione del referendum del 22 ottobre 2017; e chi- Attilio Fontana- si commuove ricordando il suo predecessore e amico, Roberto Maroni «senza il cui coraggio oggi non saremmo qui». Per Veneto e Lombardia, ma soprattutto per la Lega, quello di ieri è stato il “D-Day” dell’Autonomia differenziata, il giorno in cui il “generale” Roberto Calderoli è sbarcato al Nord con le pre-intese che promettono di cambiare per sempre il ruolo delle Regioni. Il giorno in cui il sogno nato dalla visione di Bossi oltre quarant’anni fa, si avvicina concretamente alla sua realizzazione. Il giorno in cui la Lega da una risposta a chi l’accusa di aver dimenticato le sue battaglie storiche. Calderoli, prima a Venezia, poi a Milano, ha ripercorso l’iter che ha portato alle firme e leggendo la lettera con la quale il premier Giorgia Meloni lo ha incaricato di portare a termine la riforma, ha spazzato via tutte le indiscrezioni e le ricostruzioni che hanno cercato di “sporcare” la giornata di ieri. Il pre-accordo, è noto, si applicherà in primis a quattro materie non-Lep. Tutte, a modo loro, sono importanti, ma quella che spicca è soprattutto una: il coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario. È qui che l’Autonomia si svelerà ai cittadini in tutta la sua efficacia. Una volta in opera- «entro fine legislatura», promette il ministro salteranno i paletti di spesa tra le varie aree della sanità.